Islam, Occidente, terrorismo: punti fermi

Molto è stato detto e scritto in questi giorni dopo l’assalto al settimanale Charlie Hebdo del sette gennaio a Parigi e mi ero ripromesso di non scrivere nulla perché ci sono occasioni nelle quali preferisco il silenzio.

Silenzio che rompo “percuotendo” brevemente la tastiera per soddisfare la richiesta di qualche amico e sperando di fare cosa utile anche a qualche sconosciuto.

Lo faccio innanzitutto per rimandare a quanto scritto da Massimo Introvigne – sociologo delle religioni e conoscitore qualificato del mondo islamico – su il Mattino dell’otto gennaio 2015 e alle sue dichiarazioni rilasciate anche ad altri giornali. Consiglio inoltre l’articolo di Alfredo Mantovano del 10 gennaio 2015 sul giornale online La nuova Bussola Quotidiana, che tratta aspetti anche molto “pratici”. Sulla possibilità di un “dialogo” con l’Islam invito, infine, a rileggere il “discorso di Ratisbona” di Benedetto XVI e il magistero di Papa Francesco, quello vero non rimaneggiato dai mass-media e che spesso rischia di ingannare anche i più attenti.

Ho letto e sentito anche altro di interessante, ma ho fatto la mia selezione e mi concedo ancora qualche battuta dando per presupposti i testi ai quali rimando ed esprimendo solo una sintesi estrema del mio pensiero.

E dunque, non tutte le culture sono uguali ed alcune sono migliori di altre.

Non tutti i musulmani sono terroristi, ma alcuni terroristi sono musulmani.

Un numero certamente significativo di musulmani, pur non concordando con la visione e la cultura occidentale – ad esempio in tema di libertà religiosa, dignità della donna o poligamia – potrebbe essere disponibile al confronto, pur con i dovuti distinguo, se trovasse interlocutori con un’identità chiara e portatori di una cultura forte e ben radicata (per intenderci: aborto, libertinaggio, e trasgressioni varie con loro non attaccano).

Non è tollerabile che si spari ai giornalisti, che si facciano saltare per aria civili inermi, che si taglino le teste ai prigionieri o che si compiano dei veri e propri genocidi contro chi professa un’altra religione come avviene sistematicamente in vari Paesi a maggioranza musulmana.

Non è neppure un buon esercizio della libertà pubblicare vignette blasfeme che offendono le religioni (ma non voglio assolutamente insinuare che qualcuno se la sia cercata).

Se cittadini di stati europei, seppure di origine straniera, compiono stragi nelle capitali di questi stessi stati al grido di «Allah Akbar» allora il multiculturalismo ha fallito e bisogna che se ne prenda buona nota.

Stop. Torno al mio silenzio sull’argomento e penso a Parigi, ma anche ad altre capitali europee, ad altri attentati tutto sommato recenti, l’undici marzo 2004 le bombe alla stazione Atocha di Madrid (191 morti, oltre 2000 feriti), il sette luglio 2005 l’attacco alla linea di trasporti di Londra (55 morti, oltre 700 feriti). Non è neanche la prima volta evidentemente.

BLB