L’immigrazione, Salvini e il Papa

Negli ultimi giorni si sono incrociate le notizie dello sgombero del C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto, del divieto di sbarco dei quarantanove migranti a bordo della  nave Sea Watch 3 – di una ONG tedesca ma battente bandiera olandese – e della richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro dell’Interno Matteo Salvini da parte del Tribunale dei Ministri di Catania per il caso analogo verificatosi nel 2018 relativo alla nave Diciotti.

La posizione del ministro Salvini, nel caso della Sea Watch, si sostanzia nella disponibilità a dare assistenza agli immigrati sulla nave ma con la richiesta che si facciano carico dell’accoglienza gli altri Stati europei, primi fra tutti, Germania e Olanda, anche perché fino ad oggi l’Italia ha dovuto fare fronte al problema immigrazione da sola.

Per quanto riguarda i richiedenti asilo già presenti in Italia, inoltre, con il Decreto Sicurezza si è cercato di razionalizzare un sistema negli ultimi anni divenuto troppo poco efficiente, scarsamente obiettivo e dalle maglie fin troppo larghe.

Se si riusciranno poi a chiudere i giusti accordi con i Paesi di provenienza anche il rimpatrio di chi non ha diritto alla protezione umanitaria o ad altre forme di tutela che gli consentano la permanenza in Italia potrebbe diventare più agevole.

Da registrare infine la consapevolezza da parte del ministro che i flussi migratori possono essere fermati solo rimuovendo le cause che li provocano e la disponibilità, più volte dichiarata e in alcune occasioni già attuata, a vagliare nei Paesi di partenza o in luoghi intermedi la sussistenza dei requisiti per ottenere la protezione umanitaria, così da fare arrivare in Italia gli immigrati aventi diritto in sicurezza attraverso corridoi umanitari e togliendoli dalle grinfie di scafisti e trafficanti di esseri umani.

Ma contro Salvini si sono schierati, oltre ai partiti di sinistra e a esponenti di primo piano di Forza Italia, anche alcune associazioni cattoliche.

Vale allora la pena capire qual è la posizione della Chiesa e alcuni recenti interventi di Papa Francesco risultano in tal senso molto utili perché riferiti proprio agli ultimi eventi italiani.

Già in occasione dell’Angelus del 6 gennaio 2019 parlando della Sea Watch aveva rivolto «un accorato appello ai Leader europei, perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone». Solidarietà da  – e tra – i Leader – e quindi gli Stati – europei, richiesta evidentemente non troppo diversa da quella di Salvini.

Più di recente, invece, il 27 gennaio 2019, nel corso della conferenza stampa sul volo di ritorno dalla GMG di Panama, rispondendo ad una domanda sullo sgombero del centro di Castelnuovo di Porto ha detto: «Poi le parole che io uso: ricevere, il cuore aperto per ricevere. Accompagnare, far crescere e integrare. Il governante deve usare la prudenza, perché la prudenza è la virtù di chi governa. È una equazione difficile. A me viene in mente l’esempio svedese, che negli anni ‘70, con le dittature in America Latina ha ricevuto tanti immigrati, ma tutti sono stati integrati. Anche vedo che cosa fa sant’Egidio, ad esempio: integra subito. Ma gli svedesi l’anno scorso hanno detto: fermatevi un po’ perché non riusciamo a finire il percorso di integrazione. E questa è la prudenza del governante. È un problema di carità, di amore, di solidarietà. Ribadisco che le nazioni più generose nel ricevere sono state l’Italia e la Grecia e anche un po’ la Turchia. La Grecia è stata generosissima e anche l’Italia, tanto. È vero che si deve pensare con realismo. Poi c’è un’altra cosa: il modo di risolvere il problema delle migrazioni è aiutare i Paesi da dove vengono i migranti. Vengono per fame o per guerra. Investire dove c’è la fame, l’Europa è capace di farlo, e questo è un modo per aiutare a crescere quei Paesi».

Anche in questo caso nessuna posizione da “porti aperti e tutti dentro” ma sano realismo e invito alla prudenza.

Quanto vicine siano le idee del Papa e di Salvini sull’immigrazione lo giudichi il lettore, ma in chiusura un’ultima citazione, dal Catechismo della Chiesa Cattolica, per chi volesse guardare più lontano rispetto ai fatti contingenti e pensare un’azione di più lungo periodo: «Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono. Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri».

BLB

Pubblicato su IMGPress il 30 gennaio 2019