Un film sui briganti per una memoria condivisa

Vent’anni fa, il 28 maggio 1999, usciva nelle sale cinematografiche Li chiamarono… Briganti, film che attraverso la storia del brigante lucano Carmine Crocco, raccontava i crimini commessi dall’esercito italiano nel Meridione dopo l’Unità d’Italia: rastrellamenti, esecuzioni di massa anche di civili, processi sommari, sevizie, soprusi, persecuzione religiosa, accordi con la criminalità locale e la nascente mafia, compromessi e tradimenti.

La proiezione, nonostante la fama del regista Pasquale Squitieri (1938 – 2017) e di molti attori – tra i quali spiccano tra gli altri i nomi di Claudia Cardinale, Enrico Lo Verso, Remo Girone, Carlo Croccolo, Franco Nero, Lina Sastri e Giorgio Albertazzi (1923 – 2016) – fu sospesa dopo appena due giorni dall’uscita e la pellicola ritirata e mai messa in commercializzazione su supporti VHS o DVD.

Per quanto le circostanze non furono mai chiarite fino in fondo, di fatto il film fu boicottato e subì la damnatio memoriae per avere voluto raccontare la storia dei cosiddetti briganti – ma sarebbe meglio chiamarli insorgenti – i quali tentarono di opporsi al disegno risorgimentale mirante a realizzare l’Unità d’Italia contro la sua tradizione e i suoi popoli, in danno del Sud e in odio alla Chiesa, creando quella Questione Meridionale che ancora oggi pesa sulle regioni che un tempo costituivano il florido Regno delle Due Sicilie.

Nonostante ciò, attraverso le presentazioni e le proiezioni organizzate da varie associazioni e realtà culturali in molte città d’Italia, il film riuscì ad ottenere una certa diffusione alternativa,  superando l’oblio al quale certi poteri e ambienti culturali, ancora oggi egemoni in Italia, lo avrebbero voluto destinare e ricevendo l’apprezzamento di molti che ebbero la possibilità di vederlo.

Il file video – anche se non sempre di ottima qualità – fu poi veicolato anche attraverso la condivisione online, su supporti informatici e più di recente anche su Youtube, dove conta oltre un milione e duecentomila visualizzazioni.

A distanza di due decenni dalla sua uscita, dunque, questo film merita ancora di essere ricordato, non tanto e non solo per la sua qualità sotto il profilo artistico, ma soprattutto perché in Italia non ci potrà essere davvero una memoria storica condivisa e un’identità comune fin quando non si avrà il coraggio di lasciare la libertà di raccontare, con ogni mezzo, non solo con quello cinematografico, anche le pagine più scomode della nostra storia nazionale.

BLB