La verità contro le “fake news”

L’avvento di internet e soprattutto dei social network ha profondamente cambiato il modo di fare informazione.

Ieri ogni spazio del giornale cartaceo era prezioso – anche in senso economico – e qualcuno, tra il serio e il faceto, diceva che il giornalista si occupava di riempire gli spazi vuoti lasciati liberi dalle pubblicità. Ciò comportava che per ogni articolo si richiedesse cura e qualità.

Oggi, nell’era dei quotidiani online, la qualità è invece meno ricercata, il copia-incolla è diventata una pratica abusata e sovente si pubblicano anche le banalità.

Persino la ricerca dello scoop è vieppiù soppiantata da titoli sensazionalistici e “acchiappa click” più che dall’approfondimento.

Esistono certo delle belle eccezioni, ma sono appunto sempre più frequentemente eccezioni.

I social network, inoltre, spesso anticipano la diffusione della notizia, ne diventano fonte, finiscono per piegare alle proprie logiche e ai propri meccanismi anche i giornali, allontanandoli da quello che dovrebbe essere il loro ruolo.

In questo contesto trovano terreno fertile quelle che un tempo in Italia chiamavamo “bufale” e che adesso, seguendo la moda dell’inglesimo, vengono definite “fake news”, e si pone la questione su come contrastarle.

Lungi dall’auspicare commissioni di controllo e censura in stile regime totalitario, certamente sarebbe necessario trovare rimedio a un problema che, a ben guardare, internet ha reso più evidente e diffuso, ma che comunque era presente anche in passato.

Se per un verso sarebbe buona norma per il lettore utilizzare senso critico e impegnarsi in un sano esercizio di discernimento, ancora più importante è allora che l’operatore dell’informazione, il comunicatore, torni all’essenza del proprio compito, riaffermando la propria libertà, agendo secondo una solida etica, servendo la verità e non interessi di parte.

Comunicare deriva dal verbo latino communicare, che aveva il significato di condividere con altri qualcosa di proprio, composto dalle parole cum e munus, dove munus in latino significa dono ma anche dovere. In questo duplice significato sta tutta l’essenza del compito di chi fa informazione – di chi comunica – e fa dono ad altri di ciò che sa e al tempo stesso risponde ad un preciso dovere nel farlo.

Prendere consapevolezza di ciò da parte del comunicatore e agire in ossequio a questa importante funzione sarebbe già un passo importante per rendere più facilmente riconoscibile l’informazione corretta e veritiera e porre una linea netta di demarcazione rispetto alla false notizie.

BLB