I nodi al pettine dell’utero in affitto

Quarantasei bambini di pochi giorni, nati da utero in affitto, sono ammassati l’uno accanto all’altro in un hotel ucraino, le donne  che li hanno portati in grembo e partoriti per soldi li hanno lasciati lì, chi li ha commissionati non può andarli a prendere causa COVID-19.

Ricevono  per il momento le cure necessarie per la sopravvivenza, ma spezza il cuore sapere che non potranno sentire l’abbraccio caldo e il seno delle loro madri.

La rappresentazione plastica di ciò che è l’utero in affitto è  tutta lì, in quella foto di neonati ammassati e abbandonati.

Nessun dono, nessun atto altruistico, nessun amore, solo la sofferenza di bimbi alla mercé dei soldi e dei desideri degli adulti, donne spesso costrette dall’indigenza  a rendersi disponibili  a questa pratica, neonati, persone, ridotte alla stregua di merci, e come merci in ritardo per la consegna causa emergenza covid-19 depositati in un luogo in attesa di essere consegnati a chi li ha comprati.

BLB