La Messa e il disimpegno

L’emergenza COVID-19 – e la gestione del rapporto tra Stato e Chiesa in questo periodo così delicato – ha palesato ancora una volta l’irrilevanza del mondo cattolico nella società italiana.

In ogni caso dopo dieci settimane è stato finalmente permesso ai fedeli di tornare a Messa, seppure con tutte le precauzioni che l’attuale situazione impone e che, francamente, sarebbe stato possibile approntare anche prima, rendendo possibile la partecipazione alle celebrazioni liturgiche tutto sommato correndo meno rischi che andando al supermercato.

Il tempo dirà se dopo oltre due mesi di messe in streaming la partecipazione ai riti religiosi diminuirà o meno.

Se dovesse diminuire probabilmente il fenomeno denuncerebbe una fede vissuta senza una piena appartenenza e identità, conseguenza di una carenza di catechesi efficace e di formazione e ciò spiegherebbe già il motivo dell’irrilevanza dei cattolici nella vita pubblica.

Non sarebbe dunque peregrino chiedersi, anche in considerazione di tale irrilevanza, se non ci siano responsabilità da parte di chi, a vari livelli, ormai da lungo tempo, ha deciso, per valutazioni sbagliate o, peggio, colpevolmente in mala fede, seguendo una precisa strategia orientata al disimpegno dei cattolici, di venire meno alla propria funzione di istruire, non svolgendo più questo compito o addirittura trasmettendo una cattiva dottrina, e se non sia giunto il momento di cambiare rotta.

BLB