Senza padri né madri?

Diciassette anni fa lo psicoterapeuta Claudio Risè denunciava in un suo libro (Il padre l’assente inaccettabile, Edizioni San Paolo, 2003) il venire meno del ruolo del padre, che anche quando fisicamente presente sempre più spesso non svolgeva – e non svolge – più adeguatamente il suo ruolo.

Fa il paio con questo testo, quello più  recente (La fine della madre, Neri Pozza Editore, 2017) della professoressa Lucetta Scaraffia, che affronta invece il tema della crisi del ruolo materno in famiglia e nella società.

Si tratta di due testi complementari – certamente non i soli a trattare queste tematiche – e che osservano e descrivono due facce di una stessa medaglia, due effetti di una stessa causa.

Una crisi della famiglia e dei ruoli che viene da lontano – all’interno di un processo di secolarizzazione almeno cinque volte secolare – e che dal Sessantotto si è manifestata in maniera sempre più parossistica.

Si sarebbe quasi tentati di pensare come irrimediabile l’attuale crisi ma non è così, certamente è necessario agire in senso contrario ai modelli che soprattutto in occidente sono dominanti, serve imparare o reimparare l’essere genitore, riscoprire e accettare il senso del sacrificio e della responsabilità.

È difficile, sì, molto, tanto più perché siamo tutti figli del nostro tempo e finiamo per vivere, che ci piaccia o no, in ambienti culturalmente malsani che non ci aiutano.

Eppure si vedono segni di resistenza e di rinascita, ambienti che  non si arrendono, famiglie che combattono e con l’esempio mostrano e testimoniano un modo diverso – e più vero – di essere.

Viviamo nella società della negazione del padre e della madre, come spiegano bene i due testi citati, ma non è detta l’ultima parola fin quando ci saranno uomini e donne che ancora tenteranno, nonostante i propri limiti e le difficoltà, di reincarnare a pieno il significato più profondo dell’essere padre e dell’essere madre.

BLB