Rispettare le persone down, sempre

Ha suscitato polemiche la frase denigratoria nei confronti delle persone down, pronunciata da una concorrente di un programma tv – probabilmente ormai datato e dal nome vagamente orwelliano – nel quale delle persone più o meno famose si fanno rinchiudere in una casa per alcuni mesi dietro compenso.

Le reazioni indignate sono state certamente giuste, al netto però dell’ipocrisia di chi si manifesta scandalizzato pur macchiandosi magari, lontano dall’obiettivo di una telecamera, di frasi o comportamenti altrettanto o addirittura più gravi.

Bisogna dunque portare profondo e particolare rispetto verso le persone down, così come verso chiunque sia gravato da una condizione di handicap.

A tal proposito fanno riflettere alcuni dati statistici che testimoniano non l’offesa verbale, ma addirittura l’eliminazione fisica dei bambini affetti da sindrome di down prima ancora che possano nascere.

Solo a titolo d’esempio, in Danimarca dal 2004 è stata lanciata la campagna denominata “Down Syndrome Free” che già nel 2005 ha portato alla nascita del 61% in meno rispetto all’anno precedente di bambini affetti da trisomia 21, i dati più recenti riportano addirittura una percentuale del 98% di bambini abortiti perché affetti da questa sindrome, nel 2019 solo a diciotto neonati in questa condizione è stato permesso di nascere.

Situazioni simili si riscontrano anche in altri Paesi, dall’Inghilterra all’Islanda, che rasenta il 100% di aborti in caso di sindrome di down, fino all’Italia, con il 90% di aborti, stando agli ultimi report, per questi casi.

Questi numeri ci dicono che manca un sostegno per i genitori che devono affrontare una situazione certamente non ordinaria né auspicabile, che manca una cultura dell’accoglienza e del rispetto incondizionato della vita, che è imperante una prospettiva mortifera per la quale chi non rientra in determinati standard va eliminato.

Bene indignarsi quindi per una frase a dire il meno infelice, ma che l’indignazione sia accompagnata dalla coerenza di non accettare pratiche di fatto eugenetiche che sempre più largamente si diffondono nell’indifferenza dei più.

BLB